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Sustainable Era

Mercati emergenti: investire selettivamente

I criteri ESG per creare valore economico, sociale, ambientale e culturale

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19 ottobre 2019

La maggior parte della popolazione mondiale vive nei mercati emergenti. Secondo le proiezioni di crescita demografica, l’India diventerà presto la nazione più popolosa al mondo, superando la Cina, anche se quest’ultima resterà un peso massimo nonostante la stabilizzazione del tasso di crescita. I due paesi, assieme agli altri BRICS e alle cosiddette “tigri asiatiche” (Hong Kong, Singapore, Taiwan e Corea del Sud), hanno conosciuto negli ultimi venti anni una crescita economica esponenziale, risollevando centinaia di milioni di persone dalla piaga della povertà. Questi dati, crescita demografica ed economica e classi medie in espansione, stanno contribuendo a ridisegnare la composizione dei mercati finanziari mondiali. Le azioni dei paesi emergenti cominciano ad entrare nei portafogli dei risparmiatori occidentali, poiché queste realtà crescono al tasso del 4,5%, come pronostica il Fondo monetario internazionale (FMI) per l’anno in corso.  

Se da una parte i mercati azionari emergenti risultano attrattivi, perché potenzialmente più remunerativi di quelli dei paesi sviluppati, dall’altra sono più rischiosi, perché esposti a forti oscillazioni. Valutando i pro ed i contro, generano comunque rendimenti interessanti a lungo termine, secondo lo studio pubblicato ad ottobre da Vontobel, Mercati emergenti: no ESG, no fun. Per l’istituto bancario svizzero, una gestione attiva, unita ad un approccio sostenibile, può aprire nuovi orizzonti.  Una gestione attiva dei portafogli consente di monitorare costantemente la situazione, valutando insidie ed opportunità.  L’allineamento ai criteri ESG permette di gestire i rischi ambientali, sociali e di governance che le economie in via di sviluppo presentano e, allo stesso tempo, consente di migliorare le performance a medio-lungo termine, poiché i titoli selezionati provengono da aziende maggiormente equipaggiate per far fronte alle sfide del futuro. “Dalla fine del 2010 – si legge nell’analisi di Vontobel – un portafoglio non indicizzato di titoli dei paesi emergenti in linea con i principi ESG ha sovraperformato di 4,1 punti percentuali gli investimenti non ESG. Ciò supporta l’assunto di base dei gestori attivi, secondo cui l’accesso illimitato a un’ampia gamma di asset class e settori, e la successiva selezione di quelli più promettenti, offre i maggiori benefici.  Gli investimenti non indicizzati consentono ai gestori di portafoglio di escludere settori e titoli che non si qualificano dal punto di vista ESG o che dovrebbero essere strutturalmente sotto ponderati”.

I mercati emergenti sono ancora in una fase embrionale: necessitano quindi di grossi finanziamenti per poter crescere ed affermarsi su scala mondiale. Un approccio di investimenti vincolato dai criteri ESG può direzionare in modo significativo lo sviluppo di questi paesi verso un orizzonte più sostenibile. Confronto con l’ambientale, rispetto della dimensione economico-sociale e una sana governance sono i tre comparti sotto i quali si strutturano i 17 obiettivi delle Nazioni Unite per uno sviluppo sostenibile.  Ma quali sono gli effetti positivi che gli investimenti sostenibili possono produrre? Da un punto di vista ambientale significa far pressione sulle grandi aziende locali, affinché includano nelle loro strategie politiche di gestione dei rifiuti, di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, di protezione delle risorse idriche, etc. Oltre a migliorare i processi di approvvigionamento, produzione e distribuzione, con un potenziale aumento del giro di affari, queste misure allevierebbero l’emergenza inquinamento di queste zone.  Per quanto concerne l’aspetto sociale, le aziende sono chiamate a gestire con responsabilità il loro capitale umano, con paghe adeguate, rispetto dei diritti umani, protezione sul posto di lavoro e programmi di formazione continua. La dimensione governance impone l’adozione di pratiche anticorruzione e  il corretto pagamento delle imposte. L’etica aziendale si manifesta anche attraverso la trasparenza delle retribuzione dei dirigenti, la correttezza delle pratiche contabili e l’indipendenza del consiglio di amministrazione; ciò permetterebbe l’affermazione del potenziale aziendale e la capacità di affrontare strategie di lungo termine. Investire rispettando gli standard ESG non solo genera profitti, ma crea valore e cultura che accelererebbero  il percorso di affrancamento di queste realtà ad un futuro prospero ed inclusivo.